Dopo ripetute sollecitazioni generazionali legate al fatto che non ho mai usato TikTok, mi sono deciso a scaricare la mobile app per atterrare sul pianeta della generazione Z. L’impatto iniziale è stato immediatamente coinvolgente: interfaccia minimale e focus esclusivo sul video a tutto schermo.

 

Il modo più semplice per descrivere TikTok è paragonarlo ad un calderone di video che si susseguono senza alcun (apparente) legame tematico. Passi dalla 20enne con seno coppa GG che si dimena ammiccando, all’elettricista che ti spiega perché i pizzaioli non devono fare gli impianti elettrici. Dalla Bionda in Tesla che si lamenta del pulsante non abbastanza nero al fotografo che svela trucchi interessanti di allestimento set e ripresa. Sembra YouTube ma non lo è perché, laddove un caos simile farebbe calare l’attenzione a chiunque, TikTok inserisce un trucco che incolla letteralmente allo schermo dello smartphone e che si basa su una formula unica: durata dei video ed intelligenza artificiale. Queste due semplici leve consentono di somministrare una sequenza di video solo apparentemente caotica e di sfruttare al meglio la curva dell’attenzione.

L’AI che seleziona i video da mostrare è stata addestrata a stimolare in modo sempre diverso l’attenzione, fornendo sempre un tema diverso ma in linea con gli interessi dell’utente. Una sequenza sul tema “cucina facile” annoierebbe dopo pochi video. La cosa l’ho sperimentata su di me entrando nei profili degli utenti i cui video trattavano in modo specifico solo l’argomento di mio interesse. In sostanza, si può stare ore a scorrere i video senza annoiarsi e smettere di farlo dopo pochi minuti se si entra in un canale dedicato ad un tema oppure un utente. Alla base del carosello di video c’è una AI che opera grazie ad una sorte di “effetto di spiazzamento”.

La durata dei video invece è, a mio parere, la conseguenza diretta dell’uso migliore delle conoscenze neuropsicologiche. L’attenzione nella media della persone ha un andamento che è simile ad una parabola. In sostanza ti ascolto appena inizi a parlare e resto ad ascoltarti con attenzione per massimo 5 minuti passati i quali inizio a chiedermi dov’è finito lo spinterogeno che era in tutte le auto a carburatore. La curva dell’attenzione ha, infatti, un andamento marginale decrescente che, dopo il terzo minuto, tende a raggiungere rapidamente il punto massimo di attenzione che il soggetto può darci. Questo significa che nell’arco dei primi 3 minuti lo spettatore è un soggetto pienamente ricettivo: una via di mezzo tra una spugna ed una lavagna bianca.

Sulla base di questa constatazione TikTok propone un format che prevede video che durano al massimo 60 secondi che sono somministrati in sequenza affinché lo stimolo all’attenzione prodotta da un video faccia da traino al successivo. Una genialità. Una droga perfetta per il cervello e non è nemmeno illegale. Se ti stai chiedendo cosa accadrebbe se i video di TikTok durassero più di 60 secondi la mia opinione è che al terzo minuto la soglia di attenzione si satura appagando il cervello e compromettendo la voglia di vedere altri video. La riprova è data dalla scarso tempo che ho dedicato a guardare i video relativi allo stesso tema/utente.

La formula AI+Durata è inoltre arricchita da due elementi ulteriori. Il primo è rappresentato dalla totale decontestualizzazione dei video che sono quasi tutti slegati dall’attualità politica e/o sociale così da renderli spendibili/fruibili dappertutto e in qualsiasi momento. Il secondo è rappresentato dal fatto che i maker dei video sono percepiti dagli utenti come persone normali e non come divi da passerella modello influencer di Instagram.

Dalla mia esperienza su TikTok ho capito che uno dei problemi legati all’uso smaliziato o criminale di una buona AI è rappresentato anche dalla dipendenza che questa tecnologia può generare nelle persone. Il 90% degli utenti accede quotidianamente alla app restando connesso un tempo medio di 52 minuti. La ricaduta diretta è rappresentata dall’effetto collaterale di una simile assuefazione: il calo della soglia dell’attenzione. Un cervello bombardato da messaggi il cui contenuto saliente è immediatamente fornito in 60 secondi senza un preambolo di contestualizzazione ed una conclusione di valutazione tende a modificare la capacità di ascolto e demolire ogni forma di attività cognitiva: guardo quindi sono. Ma il mondo che ci circonda impone spirito critico nella verifica delle fonti e nell’analisi dei fatti, perché ciò che guardiamo non è la realtà ma sempre e solo una sua rappresentazione. Noi siamo solo uno dei punti di vista sui fatti ed il fatto del quale siamo spettatori non disegna il contesto ma solo una sua parte. TikTok è, in questo senso, un pericoloso ariete con il quale può ripresentarsi il fenomeno “Do So” di Cambridge Analitica ma questa volta è nelle mani del governo cinese.

Il secondo problema che ho riscontrato è la pericolosa esposizione dei dati degli utenti raccolti da una delle più potenti piattaforme AI attualmente fruibili al mondo in termini di potenza di calcolo ed analisi dei contenuti video alle attenzioni del governo cinese. Scarichi ed accetti senza leggere le condizioni d’uso per essere subito bombardato da contenuti. Questa situazione ha indotto la comunità europea ad attenzionare la piattaforma attraverso il Comitato Ue per la protezione dei dati (Edpb) che ha istituito una task force dedicata.

Concludendo la mia riflessione sul tema, posso dire che TikTok ha a che fare con gli impatti sociali e politici delle tecnologie AI più di quanto non si immagini. Qui non stiamo parlando di un cambio di paradigma nella comunicazione di massa, e già questo non sarebbe banale, ma di un potenziale modello nuovo di condizionamento sociale ad alta velocità di penetrazione del mercato.

Buon TikTok a tutti e complimenti per l’AI che hanno creato.

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